L O A D I N G
blog banner

Lega serie A, private equity e diritti tv: investimenti e marketing per il rilancio mondiale

Lega serie A, private equity e diritti tv: investimenti e marketing per il rilancio mondiale

È un cambio di marcia, però adesso bisognerà correre. La prima scommessa è stata vinta: la serie A ha ancora un forte appeal in tutto il mondo, come dimostrano le decine di manifestazioni d’interesse da parte di colossi finanziari di ogni tipo piovute sul tavolo del presidente Paolo Dal Pino in questi mesi di tagli e preoccupazioni.

I fondi hanno visto grosse opportunità di sviluppo, non solo dai diritti tv (ancora più cruciali in quest’epoca di stadi chiusi) ma anche dai ricavi commerciali per un marchio che da un po’ ha espresso meno del suo potenziale economico. L’orizzonte temporale è ampio: Cvc per esempio è rimasta dodici anni nella proprietà della Formula 1, un intervallo insolitamente lungo per la natura di un private equity. Nello sport servono programmazione e idee: fra queste una sarebbe creare una piattaforma digitale per la visione delle partite, il futuro della tv è fatto di fibra ottica e 5G, di abbonamenti su misura. Con partner solidi alle spalle diventa più facile costruire il domani, e affrontare le sfide economiche del Covid-19. I numeri non torneranno quelli di prima almeno nel breve periodo, gli effetti delle rinegoziazioni degli accordi sui diritti tv già si vedono in Inghilterra, Spagna e Germania.

Nei dossier presentati alla Lega le priorità sono bene chiare: l’Italia ha bisogno di vendere meglio il suo calcio all’estero per crescere, deve creare uffici di rappresentanza in tutto il mondo, investire nel marketing e sottrarre fette di pubblico a Premier League e Liga, e fermare la concorrenza di Bundesliga e Ligue 1. Rinnovare gli stadi (c’è anche uno strumento ad hoc per aiutare finanziariamente le società) perché altrimenti quando i tifosi potranno tornare dentro saremo alle solite: impianti vecchi producono anche riprese televisive scadenti, danneggiando il prezzo finale del prodotto serie A. I tedeschi hanno innalzato la competitività del loro campionato non tanto grazie al tasso tecnico dei giocatori, ma con gli stadi costruiti per il Mondiale 2006. Perché tutto fili c’è bisogno di decisioni rapide, stabilità, di una catena di comando agile: la media company avrebbe un a.d. eletto dai fondi e un presidente espressione della Lega.

«Il sì all’ingresso dei fondi — spiega Claudio Campanini, amministratore delegato di Kearney Italia, esperto di diritti televisivi — è una grande svolta. Con la media company forse si riuscirà a valorizzare la vendita del nostro calcio all’estero, perché è lì che siamo carenti: del miliardo e 400 milioni che ogni anno arrivano dai proventi dei diritti tv, i mercati stranieri contano per 371 milioni. In Inghilterra sugli oltre 3 miliardi, l’estero incide quasi per il 50%. Percentuali simili in Spagna. Ma anche le società italiane dovranno dare il loro contributo spendendo per portare campioni e dovranno crescere anche sotto il profilo delle proprietà coinvolgendo nuovi azionisti: la Liga è valutata così perché ci sono Real e Barcellona, mentre a parte la Juve non ci sono state altre squadre in grado di arrivare in finale di Champions negli ultimi anni». Il panorama sta cambiando in maniera velocissima, l’altra priorità è fermare la pirateria che toglie risorse: «Se il mercato interno non cresce — aggiunge Campanini — è anche perché ci sono almeno 2,5 milioni di “pezzotti”, i decoder irregolari. Eliminandoli, il valore dei diritti tv aumenterebbe almeno del 30%». La nuova media company, se partirà, dovrà occuparsi anche dei ladri di pallone.

9 settembre 2020 (modifica il 10 settembre 2020 | 08:00)
© RIPRODUZIONE RISERVATA


Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *